Terapie per la miopia: le ultime novità

La miopia costituisce il principale difetto visivo tra i giovani ed il suo sviluppo ha raggiunto proporzioni epidermiche nell’ultimo decennio. La genetica è indiscutibilmente importante essendo diversa la prevalenza della miopia nelle varie etnie, ma le abitudini visive di ciascun soggetto giocando un ruolo forse ancora più importante. A questo proposito sarebbe ancora più riduttivo considerare l’eccesso di lunghezza del bulbo o di curvatura della cornea e del cristallino le uniche cause del difetto miopico, bensì bisogna approfondire gli studi inerenti all’eccesso di accomodazione dovuto all’uso smodato e quotidiano di cellulari, tablet e computer.

Tenuto conto della multifunzionalità della miopia, la terapia stessa non piò che strutturarsi in una puliralità di strategie. La prescrizione di occhiali e lenti rappresenta ancora oggi il cardine della terapia conservativa e non chirurgica, ma ad essa bisogna aggiungere tecniche riabilitative, ortocheratologia e terapia farmacologica con colliri antimuscarinici.

Terapie per la miopia: dal Flicher all’ortocheratologia

Tra le terapie per la miopia si può utilizzare il Flicher che è capace di migliorare la performance del muscolo ciliare attraverso una stimolazione con luci rosse ad onde quadre; oppure si può utilizzare l’Ibis che consiste in un analizzatore ad infrarossi che legge segnali ottici emergenti dalla retina per poi tradurli in segnali acustici, permettendo al paziente di migliorare la propria efficienza visiva.

Entrambe sono tecniche di riabilitazione neuro-sensitive e muscolari, motivo per cui la predittività di efficacia risulta molto variabile da soggetto a soggetto. L’ortocheratologia, invece, rappresenta una tecnica che utilizza lenti a contatto Gas permeabili a geometria inversa, da indossare durante il sonno notturno. Queste lenti modellano la superficie anteriore della cornea, permettendo al paziente di raggiungere un’ottima visione diurna, in assenza di lenti ed occhiali.

Risulta particolarmente indicata per gli sportivi che non devono indossare presidi visivi durante le loro performance, e per tutti coloro che hanno il piacere di avere un’ottima visione in assenza di correzione diurna. Bisogna però sottolineare anche il rischio di poter incorrere in infezioni da lenti a contatto che potrebbero palesarsi solo al risveglio con un’infezione talvolta già eccessivamente avanzata data dal fatto che i primi fastidi potrebbero passare inosservati a causa del sonno. Lo spessore corneale ed il numero di cellule endoteliali devono essere preventivamente studiate per valutare la futura efficacia ed il rischio di una ipo ossigenazione durante la notte, a palpebre chiuse.

Infine, non resta che discutere del metodo terapeutico che utilizza colliri antimiscarici. Questo approccio farmacologico è ormai una realtà terapeutica in molti paesi, compresa l’Italia, dove trattasi di una terapia off-la bellezza, che utilizza cioè un farmaco con uso o via somministrazione diversa da quella autorizzata, ma reso prescrivibili dalle elevate evidenze scientifiche emerse dalla letteratura internazionale. Dagli studi emerge che il dosaggio dello 0,01% si è dimostrato essere la migliore concentrazione per ottenere il rallentamento della progressione miopica, presentando effetti collaterali minimi e trascurabili, sia a livello generale che oculare: non vi è n’è dilatazione pupillare con fastidio della luce, nè difficoltà di messa a fuoco per vicino.

Mai come oggi, dunque, disponiamo di una pluralità di opzioni terapeutiche: basta scegliere la più adeguata insieme al proprio specialista, o forse, attraverso una combinazione di queste si può sperare in una riduzione significativa della progressione miopica.

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