Anurie: di cosa si tratta?

anurie

Si ha anuria quando la diuresi è totalmente abolita o ridotta a valori minimi, inferiore ai 100 cc di urina nelle ventiquattro ore. Bisogna distinguere l’anuria dalla ritenzione di urina: nel primo caso manca l’eliminazione di urina nel rene, nel secondo l’urina escreta è ritenuta in vescica. Si può parlare di anuria quando il cateterismo, ripetuto alla distanza di ore, denuncia sempre vescica vuota Le anurie si classificano in due categorie: anurie da insufficienza renale organica per lesioni del parenchima renale e anurie funzionali non legate a lesioni renali.

a) Anuria da insufficienza renale organica: si osservano nel decorso di nefropatie acute, in particolare nella tubulonefrite acuta secondaria ad intossicazioni acute (da mercurio, tetracloruro di carbonio, ecc.) ad emolisi acute (setticemie, accidenti trasfusionali), a traumatismi od ustioni estese.

b) Anurie da insufficienza renale funzionale: insorgono in svariate circostanze: turbe idrolitiche: notevole perdita di sale (come nel coma diabetico) o di potassio (tossicosi dei lattanti) sono in alcuni casi alla base di anuria.

Turbe cardiocircolatorie: collasso cardiocircolatorio ed insufficienza cardiaca nei casi estremi inducono anuria per la grave riduzione del flusso plasmatico ai reni. Ostacoli nelle vie urinarie alte (ureteri) di natura meccanica (calcoli, tumori pelvici) o riflessa (spasmo dell’uretere dopo manovre urologiche). Qualsiasi sia l’origine dell’anuria si ha un quadro clinico costante a denunciare la ritenzione nell’organismo dei cataboliti normalmente eliminati con le urine.

Il tasso dell’urea è l’indice fedele di questa ritenzione: si eleva gradualmente da valori di 0,30 sino a valori di 5-6. Inoltre si ha disordine eletti olitico con tendenza all’acidosi, denunciata da caduta del pH ematico. La progressiva intossicazione dell’organismo porta alla comparsa in quarta-quinta giornata di turbe nervose (depressione e prostrazione, alternate da crisi di agitazione), di vomito, di anemia, di alterazioni nella funzione respiratoria. È il punto critico della malattia: la ripresa della funzione renale può permettere ancora guarigione, invece il perdurare del blocco funzionale renale porta a corna uremico, seguito da morte. Terapia. Negli ultimi decenni la terapia della anuria ha compiuto enormi progressi e permesso risultati eccezionali Da una parte la terapia antibiotica ha risolto nefropatie infettive acute, un tempo causa di irreversibile anuria; d’altro canto la chirurgia, affinate le tecniche, può oggi rimuovere tutte le formazioni patologiche che ostruendo le vie urinarie alte sono causa di anuria.

Rimozione chirurgica di calcoli ureterali ed al bacinetto, cateterismo ureterale per risolvere stenosi, sono le pratiche chirurgiche attuate con maggior frequenza. Tra gli altri mezzi per combattere anuria ricordiamo:

  • exsanguino-trasfusione o sostituzione totale del sangue dell’ammalato con sangue normale. Tecnica oggi quasi completamente abbandonata, in quanto oltre a richiedere grandi quantità di sangue, nell’ordine di sette litri, ha effetto transitorio.
  • Dialisi peritoneale: per mezzo di due grossi aghi si assicura una continua irrigazione della cavità peritoneale con soluzione glucosata.

Attraverso la sierosa peritoneale si avverano così scambi di sali minerali e di cataboliti. In una seduta è possibile avere eliminazione di 30-45 g di urea. La facilità di complicanze locali non permette di ripetere con frequenza l’intervento.

— Dialisi intestinale: si basa sullo stesso principio della dialisi peritoneale. Per via orale una sonda è portata sino all’intestino tenue, ove si stabilisce irrigazione con soluzione glucosata. Dialisi extracorporea: è l’acquisizione piú recente, tecnica di scelta di gran lunga preferibile ai metodi sovracitati. Si compie con un apparecchio, il cosiddetto rene artificiale, che, attraverso circolazione sanguigna extra-corporea, viene a svolgere almeno parzialmente la funzione depuratrice del sangue, che in condizioni normali è svolta dal rene. Esistono numerosi modelli di rene artificiale, tutti peraltro fondati sul principio di far circolare il sangue in un tubo di cellophane che, notoriamente, si comporta come una membrana semipermeabile, ed immerso in una soluzione dializzante costituita da acqua, glucosio ed elettroliti, permette scambi tra sangue e soluzione dializzante. Schematicamente può essere così descritto: un grosso cilindro disposto orizzontalmente gira in un serbatoio contenente il liquido di dialisi.

Sul cilindro è avvolto a spirale un tubo di cellophane lungo 30-40 metri. Il sangue prelevato da una vena del gomito percorre tutto il tubo di cellophane, attraverso il quale si avverano gli scambi con passaggio nel liquido di dialisi delle molecole di urea. Modificando la composizione del liquido è possibile aggiungere o soffi arre al sangue determinate sostanze (cloro, sodio, potassio). Rinnovando il liquido dializzante ogni volta che è stato raggiunto l’equilibrio, è possibile depurare il sangue dalle scorie metaboliche in esso presenti ed anche è possibile arricchire o depauperare il sangue dei singoli elettroliti con le già citate variazioni di costituzione del liquido dializzante. La coagulazione del sangue durante il passaggio extra-corporeo è impedita da aggiunta di eparina. Il sangue depurato viene poi rimesso nella corrente circolatoria a livello dell’arteria . Col rene artificiale è possibile ottenere una depurazione sanguigna quasi completa. Il buon esito richiede però tecnica precisa, sorveglianza stretta per tutta la durata della seduta (da sei a otto ore). Le complesse tecniche citate hanno completamente cambiato il prognostico dell’anuria, e pur richiedendo piú settimane di ricovero ospedaliero e diverse sedute di dialisi, con rene artificiale permettono di superare condizione un tempo inevitabilmente a prognosi infausta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *