Ascesso polmonare: sintomi e cure

Che cos'è l'ascesso polmonare?

Come per il cancro, l’ascesso nel polmone, in tempi non lontani ancora giudicato una malattia relativamente rara, viene ora diagnosticato sempre piú frequentemente. Cosí come per il cancro, è evidente che il perfezionamento dei mezzi di indagine e la loro estensione ad una parte sempre maggiore della popolazione, porta ad un aumento dei casi rilevati, specialmente di quelli con scarsa sintomatologia. L’ascesso del polmone è del tutto simile agli ascessi che possono cadere sotto una piú facile osservazione in altre parti del corpo: è costituito da una raccolta di pus attorniata da tessuto infiammato e situata nel polmone.

Cause di ascesso polmonare

Germi banali come lo pneumococco, la stafilococco, sia microbi anaerobi (sviluppantisi cioè in assenza di aria), che sono responsabili di focolai di gangrena putrida localizzata. Qualche volta ò responsabile l’Entamoeba histolynca, che provoca la dissenteria. L’ascesso può sorgere in modo primitivo, ed i germi vengono allora dalla regione rinofaringea, o sono portati dal sangue, provenienti da altri focolai presenti nel corpo. Può seguire ad una infiltrazione polmonare di tipo polmonitico o complicare una setticemia ad un intervento chirurgico praticato in una regione infettata (tonsillectomia). L’ascesso può infine svilupparsi su una dilatazione dei bronchi o comparire come la sequenza di un ascesso lunebico del fegato che attraverso il diaframma entra nel polmone a provocare il cosiddetto ascesso a bottone di ca-In questo caso la pleura reagisce generalmente, con un piccolo versamento che può essere sieroso od anche purulento.

Evoluzione dell’ascesso polmonare

Della grandezza di una noce lino a quella di una arancia, situato prevalentemente nelle parli basse del polmone, a destra più che a sinistra, l’ascesso più svuotarsi completamente e spontaneamente attraverso il drenaggio di un bronco e guarire rapidamente (questa evenienza e frequente nel bambino); oppure può passare alla cronicità e ciò accade soprattutto quando la lesione infiammatoria è insufficientemente o tardivamente trattata. L’ascesso in questo caso provoca una suppurazione polmonare estesa, delimitata ed intersecata da tralci fibrosi che invadono tutto il lobo e fra i quali vi sono delle cavità ancora ripiene di pus.

Quando il processo infiammatorio raggiunge la pleura polmonare, questa reagisce con una sinfisi o con un processo essudativo purulento. Il focolaio iniziale dell’ascesso è formato da un aggregato di globuli bianchi, espressione di una polmonite o di una broncopolmonite circoscritta, il cui andamento si protrae oltre il normale con febbre ed aggravamento dello stato generale. All’esame radiografico si può rilevare un’ombra turideggiante che appare sospesa nel campo di uno dei polmoni.

L’esame del sangue rivela aumento del numero totale dei globuli bianchi (leucocitosi), accompagnato dall’aumento relativo del tasso dei globuli bianchi polinucleati (questo doppio fenomeno è caratteristico della presenza di un focolaio suppuratimi in qualsiasi parte dell’organismo). La formula leucocitaria in un sangue normale è: globuli bianchi da 5000 a 8000 per nume, polinucleati 65%, mononucleati 35%. In presenza di una suppurazione (ascesso delle tonsille, appendicite acuta, ascessi sottocutanei, ascesso del polmone se l’ascesso si evolve spontaneamente, si produce spesso una vomica. Questo termine designa un’improvvisa ed abbondante evacuazione di pus dalla bocca. Il fenomeno è preceduto in generale da tosse stizzosa, da difficoltà di respiro, e da una piccola emottisi. Se l’ascesso non si è svuotato completamente o se il processo continua, allora si ha un periodo di espettorazione continua di pus inodore oppure fetido; la temperatura oscilla dai 37,5 ai 20 °C, e lo stato generale va sempre piú scadendo.

L’esame radiologico mostra una cavità a grand’asse verticale, contenente del liquido e situata in pieno tessuto polmonare. Se l’immagine è difficile da interpretare si ricorre alla stratigrafia che mette in evidenza la cavità. A volte si deve ricorrere alla broncografia, iniettando nei branchi un mezzo di contrasto liquido, che entra nella cavità attraverso il bronco di drenaggio e si dispone orizzontalmente. Naturalmente le radiografie sono prese in posizione eretta.

Terapia

La cosa migliore sarebbe poter intervenire nella prima fase della formazione dell’ascesso con grandi quantità di antibiotici, per impedire la colliquazione dell’infiltrato e la formazione della cavità. Una volta che questa si sia costituita, la conoscenza diretta che si può avere dei germi infettanti attraverso l’esame microscopico dell’espettorato e della loro sensibilità agli antibiotici, facilita il compito terapeutico. Si ricorre anche alla broncoscopia ed al prelievo broncoscopico mirato.

Questa manovra permette anche di disostruire il bronco aspirando il pus dalla cavità ascessuale ed accelerando cosí il processo di guarigione. Però la broncoscopia non viene ripetuta molte volte perché può provocare lievi lesioni da strisciamento e compressione (fenomeni di decubito) ed allora si ricorre alla cosiddetta terapia posturale che consiste nel far prendere al paziente una posizione tale, per cui il pus possa scendere per forza di gravità nel bronco e venire espulso con i colpi di tosse. Nei casi favorevoli, che sono la maggioranza, si ha una rapida diminuzione dell’espettorato, i segni generali di infezione regrediscono, e soprattutto l’esame radiologico mostra che la cavità si riduce sempre più fino a diventare simile a una fessura, per poi chiudersi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *