Che cos’è il mal di montagna?

Che cos'è il mal di montagna?

Il mal di montagna è una patologia. Si tratta di una sindrome complessa che compare nelle ascensioni rapide a grandi altezze. È classificabile tra le baropatie in quanto legata all’abbassamento della pressione atmosferico ed in particolare all’abbassamento della pressione parziale dell’ossigeno atmosferico. Diminuendo infatti la quantità di ossigeno, che ad ogni atto respiratorio viene assunta dal sangue, si verifica una diminuzione dell’ossigeno nel sangue circolante (anossiemia) ed una deficienza di ossigeno a disposizione del tessuti (anossia).

In che cosa consiste il mal di montagna?

All’anossia sono da riportarsi le turbo fumi ali che caratterizzano il mal di montagna. La diminuzione totale della pressione barometrica, a parte disturbi auricolari anche penosi in soggetti con tromba di Eustachio non pervia, non induce infatti modificazioni e squilibri funzionali di rilievo. Mosso ritenne che nella genesi del mal di montagna, avesse particolare importanza l’acapnia, cioè la diminuzione della pressione parziale dell’anidride carbonica nel sangue. Successive esperimenti dimostrarono però che l’acapnia è secondaria all’iperventilazione polmonare determinatasi in via riflessa per compensare l’anossia.

Difficilmente il mal di montagna compare nelle ascensioni lente, in quanto l’organismo ha il tempo di far intervenire fenomeni compensatori. Così con l’iperventilazione polmonare per aumento della frequenza e della profondità degli atti respiratori si ha una maggiore assunzione di ossigeno, mentre con l’iperglobulia, cioé con l’aumento del numero degli eritrociti circolanti, si esalta la funzione del sangue come vettore d’ossigeno. Negli alpinisti il mal di montagna si verifica pertanto solo col concorso di fattori coadiuvanti, quali esagerato dispendio di energie, alimentazione insufficiente, uso inconsulto di bevande alcoliche, freddo. ecc. Nelle rapide ascensioni la sintomatologia compare di solito ad altezze Intorno ai 3000 m.

I sintomi del mal di montagna

L’esordio é dato da aumento della frequenza del respiro accompagnato da una sensazione molesta di difficoltà di respirazione. Segue poi torpore mentale, debolezza muscolare, cefalea, sovente vomito e cianosi. Dopo un periodo relativamente breve di euforia e di ipereccitabilità, che porta il soggetto a compiere atti di forza ed ardimento inconsiderati, spesso causa di incidenti mortali, si giunge alla perdita di coscienza. Nonostante la gravità del quadro la prognosi é buona, in quanto é sufficiente che il soggetto si fermi o venga trasportato ad una altezza inferiore per vedere regredire, talora rapidamente, la sintomatologia. Il mezzo di cura più efficace è rappresentato da inalazioni di ossigeno, o meglio da una miscela di ossigeno, anidride carbonica ed azoto nelle percentuali dell’atmosfera a livello del mare. Da ricordare che il soggiorno per lungo tempo a notevoli altezze per una esagerazione dell’iperglobulia compensataria può portare ad un quadro patologico noto come sindrome eritremica delle altitudini o malattia di Monge o malattia delle Aride. Essa decorre cronicamente con remissioni ed esacerbazioni, si può complicare in disturbi della coscienza, emorragie, trombosi, insufficienza di cuore. Per ottenere una pronta regressione della sintomatologia, prima cioè che possa instaurarsi un danno anatomico, é necessario che avvenga al più presto il ritorno verso il piano.

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