Che cos’è l’anguillulosi?

Malattia data dall’infestazione intestinale di vermi nematodi detti anguillule. La forma parassita è rappresentata dalla femmina partenogenetica che, della lunghezza di circa 2 mm, vive annidata nella profondità della mucosa intestinale. Gli embrioni (o larve rabditoidi) sono eliminati con le feci e seguono un ciclo diretto o un ciclo indiretto. Scopriamo insieme questa rara malattia.

Anguillulosi: di cosa si tratta?

Il ciclo diretto o partenogenetico, produce direttamente, in seguito a muda, larve strongiloidi infestanti. Nel ciclo indiretto, le larve divengono adulte, differenziandosi in maschi e femmine, e il loro accoppiamento produce una nuova generazione di larve, che divengono infestanti soltanto attraverso una nuova metamorfosi. E’ già stata studiata l’influenza di diversi fattori (temperatura, grado di umidità, PH,) su questi cicli. Le larve penetrano nell’uomo attraverso la pelle, quando questi cammina nel fango o su terreni concimati con materiale umano (ma possono penetrare, anche se molto raramente, attraverso la bocca). Il ciclo nell’organismo infestato è complesso: attraverso il sistema circolatorio i parassiti vanno ai polmoni, dai polmoni alla trachea e discendono nell’intestino, dove maturano.

Ma va segnalata anche la possibilità di reinfestazione per ciclo interno: ed ecco perchè la malattia può continuare per tutta la vita. Rara nei nostri climi l’anguillulosi è frequente nelle regioni tropicali: però è necessario combatterla, perchè sembra in costante aumento anche da noi, tanto facili sono ormai gli scambi tra regione e regione e tra continente e continente.

Durante la penetrazione, diverse alterazioni cutanee possono attirare l’attenzione: pririto, eritema, eruzione papulosa, edema. Durante la migrazione polmonare si può avere tosse, con un espettorato ricco di eosinofili e con sintomi, qualche volta, che ricordano l’asma. Durante il periodo intestinale, lo sviluppo del parassita nel duodeno è caratterizzato da:

  • dolore dell’ipocondrio destro;
  • diarrea improvvisa
  • orticaria

Lo stato generale, in questo periodo, è più o meno colpito: stanchezza, mancanza di appetito, dimagrimento. L’anemia è discreta. L’eosinofilia (tasso delle cellule eosinofile nel sangue) è elevatissima. L’evoluzione è lunghissima, con ricadute che tolgono ogni speranza di guarigione. La diagnosi è sicura quando si trovano le larve nelle feci: esse hanno un duplice, caratteristico rigonfiamento esofageo. Il trattamento è difficile, data la profondità dell’annidamento del parassita nel duodeno. I vermicidi, perciò, vanno ripetuti, alternati l’uno all’altro, quando non si voglia usare, senz’altro, il tiabendazolo, due giorni di seguito. Contemporaneamente va curata l’anemia. la profilassi è quella raccomandata per le altre forme di elmintiasi. L’alimentazione deve essere ricca di ssostanza nutritive, ma – nello stesso tempo – di facile digestione.

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