Cosa sogna chi non vede?

Quali immagini animano il sonno dei non vedenti? Per chi vive nel buio dalla nascita la risposta è tutt’altro che scontata. Se chi ha perso la vista a causa di una malattia o di un incidente per un certo numero di anni ha potuto osservare il mondo che lo circonda, chi è natio cieco non ha nessuna esperienza sensoriale al riguardo.

Eppure sono tanti i casi di persone in queste condizioni che dicono di sognare e sono in grado di descrivere minuziosamente le immagini. Com’è possibile e quali sono le differenze con i normovedenti? Se lo è chiesto Helder Bertolo, biofisico del Laboratorio del sonno della facoltà di Medicina dell’università di Lisbona. “C’è una cosa che ci ha sorpreso fin dall’inizio’: afferma il professore. “Prima c’erano pochi studi sui sogni dei ciechi. Nelle descrizioni si parlava di scene molto povere dal punto di vista visivo e del movimento. Veniva riferito che i ciechi facevano, con sensazioni tattili e uditive, sogni molto poco gradevoli e diversi da quelli dei normovedenti. Con la sua équipe, Bertolo ha voluto indagare per capirne di più. Così ha fatto una scoperta sorprendente: queste persone, in realtà, sognano esattamente le stesse figure di chi è vedente. È come se i ciechi dalla nascita fossero dotati di un magazzino primordiale di immagini a cui attingono durante il sonno. I sogni dei non vedenti cosiddetti congeniti, dunque, sarebbero identici a quelli delle persone normodotate: conterrebbero visi, paesaggi e animali come quelli che possiamo vedere ogni giorno. È questa la conclusione a cui è arrivato il professore, grazie a un lavoro di ricerca durato anni. L’abbiamo intervistato per capire cosa ci sia alla base della ricerca.
Come mai ha scelto questo campo per indirizzare le sue indagini?

Quando ho cominciato lo studio volevo dimostrare che anche i ciechi hanno la capacità di creare immagini, di attivare la loro corteccia visiva, molto simile a quella dei formovedenti. La gente pensava che fossi pazzo, che fosse impossibile. I ciechi non ricevono input diretti provenienti dagli occhi e pertanto l’attivazione della corteccia cerebrale risulta impossibile.
Come verificare che i non vedenti possano effettivamente creare immagini?

Quale strada avete scelto per capire cosa succede nel cervello delle persone cieche? L’idea è stata quella di sfruttare il sogno. Tutti sogniamo. La notte assistiamo a una specie di cinema gratu-ito che la natura ci regala come una sorta di intrattenimento. E nessuno ci chiede di sognare una cosa piuttosto che un’altra. Sogniamo in modo innato e naturale. Quindi l’idea era quella di utilizzare il sogno come in una finestra sull’attività cerebrale dei ciechi. È andata così: volevo testare se anche i non vedenti visualizzassero immagini attraverso il sogno.
Tentare di creare una prima banca dati di immagini dei sogni, dunque. Ma come fare? Per riuscire a centrare i risultati che speravamo di ottenere, non abbiamo voluto che i non vedenti venissero in ospedale. Abbiamo preferito, piuttosto, recarci noi a casa loro, nel proprio ambiente. Oltre a un particolare apparecchio, abbiamo usato un registratore e una sveglia. La sveglia era programmata per destarli a intervalli di circa un’ora e mezza, in modo da riuscire a ottenere quattro o cinque risvegli casuali per notte. Quello che dovevano fare ogni volta che venivano svegliati era prendere il registratore e dire ciò che stavano pensando o sognando.
Un sistema semplice che ha fornito risultati sorprendenti…

I sogni di cui abbiamo ottenuto le descrizioni anche sotto forma di disegni tendono a essere molto simili a quelli dei normovedenti. Ad esempio, qualcuno ha detto di aver sognato di trovarsi al mare e ha descritto dettagliatamente la spiaggia, con i bambini che giocavano, i secchielli per la sabbia, le onde. C’è chi ha descritto persino alcune barche. Insomma, c’era una forte somiglianza tra certi sogni dei ciechi e alcuni dei normovedenti. Tanto che messi uno di fianco all’altro e confrontati, ci era difficile distinguere quali fossero i disegni degli uni e quali quelli degli altri.
Le immagini nei sogni delle persone non vedenti di cosa sarebbero frutto?

Noi seguiamo un po’ la teoria di Michel Jouvet, un neurobiologo francese che negli anni Cinquanta e Sessanta dello scorso secolo ha scritto  molto sulla fase Rem. Secondo lui, il sogno, in particolare quello in utero e il sogno in ovo, servono per trasmettere comportamenti elementari della specie Servono per trasmettere quello che chiamiamo l’istinto.
Può fare qualche esempio?

Il pulcino che quando nasce rompe l’uovo e comincia a becchettare per mangiare il miglio senza che la gallina gli abbia detto di farlo. Il bebè che quando nasce cerca il seno della madre per succhiare il latte. Questi sono comportamenti che noi definiamo istintivi.
Oggi sappiamo che i bebè sarebbero m grado di sognare anche senza aver mai visto il mondo esterno. Se lo fanno loro, possono farlo anche i non vedenti… E in effetti, se il bebè è in grado di sognare pur senza vedere, senza aver mai visto il mondo esterno, anche i ciechi allora potrebbero figurarsi queste immagini esattamente come quando si trovavano nell’utero della madre, dove potevano avere accesso a questa specie di patrimonio virtuale di immagini, a questa biblioteca virtuale.

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