I tumori del fegato

I tumori del fegato

Anche per il fegato si pone la distinzione tra tumori benigni e maligni. I secondi sono poi distinti in primitivi e secondari.

Tumori benigni del fegato

Poco frequenti, sono rappresentati da: adenomi, unici o multipli: angiomi, di piccole dimensioni ma multipli, ad interessare una estesa parte del fegato; eccezionalmente, fibromi. Decorrono per lo piú senza sintomi di rilievo e sono colti e diagnosticali occasionalmente nel corso di interventi chirurgici condotti per affezioni dello stomaco o delle vie biliari.

Tumori maligni del fegato

Il piú importante è il carcinoma: di riscontro eccezionale il sarcoma. Nel fegato i carcinomi primitivi sono piú rari dei secondari, dovuti a metastasi di carcinomi primitivamente sviluppatisi in altri organi, soprattutto in organi con circolo tributario della vena porta.

I carcinomi primitivi – Sono rari in Europa, più frequente nell’uomo, tra i 50 e i 60 anni, che nella donna. In Africa, in alcune regioni tropicali e nella Malesia, il carcinoma primitivo del fegato rappresenta il 15-20% dei tumori maligni. Si pensa che certi fattori, quali la carenza alimentare, la cirrosi epatica e la degenerescenza, possano essere predisponenti.

Nei topi, si possono riprodurre, sperimentalmente, cancri del fegato, con alcuni agenti chimici, con irradiazione massiva dell’organo, con carenza alimentare e con prodotti tossici specifici. In questo ultimo caso, il risultato è l’associazione di un cancro con una cirrosi, ma è difficile dire se si tratti di una cirrosi innestatasi su un tumore u della degenerazione tumorale di una cirrusi. Il carcinoma può rivelarsi sia per la cirrosi, sia per la tumefazione in se stessa: oppure il malato si sa portatore di una cirrosi progressiva e si inquieta, naturalmente, di fronte a manifestazioni anormali, quali un notevole dimagramento e un fegato che alla palpazione si mostri bernoccoluto.

Oppure ancora: la cirrosi è sconosciuta, e si è in presenza di un ittero grave: lo stato generale è molto compromesso, la febbre è presente, il malato è dimagrito, con fegato duro e bernuccoluto. Le prove biologiche sono quelle delle cirrosi nel periodo di sviluppo. La laparoscopia, tecnica moderna di ricerca, che permette al medico di vedere bene e chiaro, mostra, in questo caso, dei noduli sul fegato. Durante questa prova, si pratica anche una puntura bioptica, per prelevare qualche frammento del tessuto tumorale. La prognosi è sfavorevole. Altra volta il carcinoma si manifesta, immediatamente, con la caratteristica, paurosa tumefazione: ed è questo, il modo piú frequente di presentazione. Un soggetto in stato di salute, almeno apparente, è colpito, in modo progressivo, da disturbi della digestione, da dimagramento e da vaghi dolori nella regione epatica. In seguito, il fegato aumenta considerevolmente di volume (epatomegalia); non vi sono né ascite, né ittero, né aumento di volume della milza, e tutte le prove funzionali sono normali. La diagnosi è, talvolta, difficile: in presenza di un’epatomegalia isolata si può discutere l’esistenza di una cisti, o quella di un tumore benigno. L’evoluzione di questa forma di carcinoma del fegato è caratterizzata dal rapidissimo e progressivo sviluppo dell’epatomegalia. Piú tardi, appaiono ittero ed emorragie digestive da ulcerazione di un vaso: segno che l’evoluzione sta avanzando verso il corna epatico e la morte.

Carcinomi secondari – Quando un cancro si sviluppa in un organo, forma il focolaio tumorale primitivo: partendo da esso, le cellule tumorali possono migrare, sia attraverso la circolazione sanguigna, sia attraverso quella linfatica. Quando queste cellule migranti si fermano e colonizzano un altro organo, ci troviamo, allora, in presenza di un tumore secondario, la cosiddetta metastasi. Alcuni organi, grazie alla loro posizione anatomica, non possono mai essere sede di metastasi; altri, al contrario (e, tra questi, appunto, il fegato) possono essere colonizzati molto facilmente e, purtroppo, di conseguenza, molto frequentemente. Il carcinoma secondario del fegato si può scoprire in due circostanze:

  1.  Si conosce già il focolaio primitivo, che può essere un carcinoma del tubo digerente (stomaco, colori, pancreas, esofago), del polmone, del rene, delle mammelle. In questi casi, ad ogni esame, sistematicamente, deve essere esaminato anche il fegato: il quale deve essere minuziosamente esaminato anche durante l’intervento operatorio su un tumore primitivo, in modo da poter sperare in una precocità della scoperta di una metastasi epatica.
  2. Oppure non è ancora stata avvertita la presenza del focolaio Minorate primitivo, e il carcinoma secondario (differente, istologicamente, dal carcinoma primitivo del fegato) è rivelatore, allora, di un carcinoma causale che ha già metastizzato. Si è in presenza di un ittero, di un’ascite, di dolori nella regione epatica. Il malato è febbrile, e manifesta uno stato generale molto compromesso e un rapido dimagramente. All’esame, il medico riscontra un grosso fegato, duro e irregolare. Si ricerca, allora, il focolaio primitivo. La prognosi, però, è sempre fatale: ma la durata dell’evoluzione varia, da qualche settimana a parecchi anni. Il trattamento dei carcinomi del fegato non ha nulla da promettere e da dare. Soltanto l’intervento chirurgico può concedere una guarigione momentanea nel caso nel quale sia possibile l’asportazione parziale del fegato, cioè nel caso si tratti di un nodulo unico e localizzato.

 

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