I vini campani

I vini campaniVenerati dagli antichi e trascurati dagli enologi moderni, i vini campani stanno tornando prepotentemente alla ribalta grazie a una nuova generazione di viticoltori che propone etichette eccellenti. Produttori apprezzati come Feudi di San Gregorio, Mastroberardino, Villa Matilde, Pietracupa e Terredora sono ritornati alle origini, coltivando antiche varietà, come il rosso Aglianico (che ha fama di essere il vitigno più antico d’Italia) e i bianchi Falanghina, Fiano e Greco di Tufo (tutte varietà che crescevano già molto tempo prima dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.).

A tener loro compagnia oggi c’è un numero crescente di apprezzate aziende vinicole che coltivano le uve secondo il metodo biodinamico e vinificano naturalmente, tra cui lbrre Stregate, I Cacciagalli, Colli di Lapio e Cautiero. Insomma, siamo lontani anni luce dal 1990, anno in cui il critico Burton Anderson scrisse che i viticoltori campani degni di nota si potevano ‘contare sulle dita di una mano’.

Le tre principali zone vinicole della Campania hanno come fulcro rispettivamente Avellino, Benevento e Caserta. È proprio tra le alte colline a est di Avellino che si produce il miglior rosso della regione, il Taurasi, un corposo Aglianico che alcuni definiscono Barolo del sud Si tratta di uno dei vini più pregiati del Sud Italia, con sentori che spaziano dai frutti di bosco a note di cuoio, dal caffè tostato alle erbe mediterranee. Questo è anche uno degli unici quattro vini della regione a potersi fregiare del marchio DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita).

Gli altri tre sono l’Aglianico del Taburno, un rosso corposo del beneventano, il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo, entrambi bianchi della provincia di Avellino. In campo enologico, la proviiNa di Caserta è nota per il Falerno del Massico, un bianco DOC che si produce nella stessa zona del Falernum, il vino più apprezzato in epoca romana. Altre zone vinicole sono i Campi Flegrei (dove vengono prodotti i vini DOC Piedirosso e Falanghina), Ischia (i cui vini sono stati i primi a ricevere il marchio DOC) e il Cilento, dove si producono il Cilento bianco DOC e l’Aglianico Paestum. Il vino più famoso della zona del Vesuvio è il Lacryma Christi, ottenuto da uve Falanghina e Coda di Volpe per il bianco e Piedirosso per il rosso. Nell’aversano viene prodotto un bianco secco fermo o frizzante molto particolare: l’Asprinio d’Aversa cresce infatti su una ‘vite maritata, ovvero su tralci di vite che vengono fatti salire anche a 15 m di altezza attaccati ai pioppi.

Attualmente i vini della Costa d’Amalfi sono tra i più conosciuti e richiesti della regione (le Cantine Marisa Cuomo sono emblematiche di questa zona). Ma la vera specialità locale sono i liquori a base di erbe e frutta, con gusti che comprendono mandarino, mirto e finocchio selvatico, senza dimenticare, ovviamente, l’immancabile limoncello, da servire in bicchieri ghiacciati, in genere dopo cena. Quello fatto con limoni di Sorrento (verdi), tende a essere, appunto, più verde di quello con limoni di Capri.

UN SORSO DI LIMONCELLO?
Il dolce liquore nato dal connubio tra alcol etilico e scorze di limone, divenuto così universalmente noto da esser prodotto un po’ da tutti, sembra abbia visto la luce nella sua versione originale agli inizi del Novecento, ma la paternità è disputata tra Sorrento, Amalfi e Capri, tanto che ogni località vanta la propria leggenda circa la nascita dell’amato liquore giallo.

Campanilismi a parte, ciò che si sa per certo è che il limoncello originale dev’essere realizzato con prodotti IGP, come il limone di Sorrento (o limone di Massa, o anche ovale di Sorrento) e il Costa di Amalfi (o sfusato amalfitano), entrambi grandi, succosi e dalla buccia spessa e aromatica. In ogni caso il limoncello campano è molto facile da preparare in casa: troverete una buona ricetta sul sito www.limoncellodiprocida.it (che peraltro effettua anche spedizioni…). Assicuratevi soltanto di usare limoni non trattati di buona qualità, anche se non esattamente delle varietà IGP qui citate.

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