La carie dentale

La carie dentale

La carie dentale è una malattia che porta alla distruzione del dente. Essa è molto diffusa tanto è vero che almeno il 90% della popolazione ne è colpito. Si tratta quindi di una vera e propria malattia sociale. Essa era conosciuta fin dai tempi piú remoti: la troviamo ricordata nel papiro egiziano di Ebers, e poi ancora da Ippocrate, Celso, Galeno.

La causa della carie

Purtroppo il problema della ricerca delle cause che determinano la carie si presenta estremamente complesso. Fattori intrinseci ed estrinseci si sovrappongono e si influenzano gli uni con gli altri per cui è difficile attribuire a qualcuno di essi un valore prevalente. Inoltre bisogna tener conto sia dell’agente causale sia del terreno organico sul quale tale agente si esprime; in altre parole: studiamo le condizioni locali ma non dimentichiamo le condizioni dell’intero organismo. Grande importanza presentano anche i valori ereditari, legati alla razza, e familiari. Consideriamo il dente dal punto di vista della sua struttura istochimica: esso si presenta come un tutto armonico ed equilibrato. In presenza di carie questo equilibrio organominerale viene alterato, tanto è vero che ritroviamo nel dente zone di addensamento che sono esattamente uguali ai processi di mobilizzazione minerale che avvengono in patologia ossea. Dobbiamo dedurne che l’ipomineralizzazione del dente costituisce l’elemento più importante, premonitore e patognomico della carie, e che l’eziologia della carie va ricercata fra i fattori che governano o determinano l’armonia organominerale e tissulare del dente, il che ci porta a riconoscere fra i responsabili della carie quei fattori che regolano il metabolismo minerale dell’organismo: gli ormoni, le vitamine, il pii del sangue. Senza dubbio le variazioni di ordine fisico ed ormonale che contraddistinguono l’età dello sviluppo dell’uomo e della donna, da questo punto di vista assumono una notevole importanza. La carie che contraddistingue gli adolescenti è dovuta non solo ad un impoverimento della quantità dei sali minerali contenuti nel dente che gli vengono sottratti da altri distretti, ma anche all’instabilità, ed all’installarsi di altre funzioni endocrine. E nozione comune che la gestazione e l’allattamento influiscono in maniera negativa sullo stato dei denti, tanta che ancor oggi è diffuso il proverbio: ogni figlio un dente.

Fattori intrinseci della carie

Le vitamine rivestono particolare importanza per il ruolo che assumono nell’equilibrio trofico degli elementi cellulari e tissulari che formano il dente. Non tutti gli autori sono d’accordo sul valore da accordare alle ipovitaminosi in rapporto alla genesi della carie dentale.

    • Carenza di vitamina A (presente specialmente nel burro, tuorlo d’uovo, pomodori, latte, fagioli, albicocche): provoca malformazioni dello smalto per ritardo nella sua formazione e deficiente calcificazione della dentina con conseguente minore resistenza del dente alla carie.
    • Carenza di vitamina C, che è la vitamina antiscorbutica (contenuta particolarmente nei peperoni, limoni e aranci, cavoli, prezzemolo, ecc.): si esplica con alterazione degli odontoblasti e turbe della vascolarizzazione del germe dentale.
    • Carenza di vitamina D, che è la vitamina antirachitica. Essa regola l’assimilazione e l’utilizzazione dei sali di calcio e di fosforo e si trova particolarmente nell’olio di fegato di tonno, nel salmone, nel tuorlo d’uovo, nel burro, ecc. La sua insufficienza comporta una demineralizzazione e uno stato di ipotrofia generale, cioè il rachitismo. Come è noto esso è causato principalmente da carenza di vitamina D e da insufficiente esposizione del soggetto alla luce solare. Il rachitismo rallenta lo sviluppo dei denti fino ad arrestarlo e ne ritarda l’eruzione.
    • Variazione del pH umorale – L’equilibrio del pii è indispensabile alla fissazione dei cationi Ca, K, Na (calcio, potassio e sodio) e nell’acidosi si nota fissazione del Ca e liberazione di K e Na; mentre nello stato di alcalosi si ha ritenzione di K e Na con liberazione Cu. Da ciò possiamo trarre le seguenti conclusioni: se la mobilizzazione del calcio richiede uno stato di alcalosi assieme al concorso di vitamine, la sua fissazione è possibile soltanto in terreno aciduso col concorso della vitamina D. Studi statistici su moltissimi stati patologici e fisiologici hanno dimostrato la frequenza dell’alcalinità umorale, durante la pubertà, la gravidanza e la menopausa.

Fattori estrinseci della carie

Si è soliti attribuire a questi fattori un ruolo prepondetante. Essi sono: le fermentazioni che si svolgono nel cavo orale, la flora microbica della bocca, gli agenti fisici, le condizioni di vita legate al clima. Il problema della genesi della carie dentale non è ancora del tutto chiaro e ancor oggi la teoria che trova maggior credito presso gli studiosi è quella chimicoparassitaria di Miller che si può riassumere casi: gli idrati di carbonio che vengono introdotti nel cavo orale e contenuti nei residui di cibo che ristagnano fra i denti, fermentano per azione dei lattobacilli acidofili, normalmente presenti nella bocca, che li trasformano in acido lattico. Questo acido lattico intacca lo smalto, lo decalcifica e produce in tal modo piccole brecce attraverso le quali penetrano nel dente i normali germi contenuti nella saliva che trovano qui condizioni ottimali per il loro sviluppo.

Questi germi producono enzimi proteolitici che distruggono prima lo smalto e poi la dentina fino a giungere a contatto con la polpa dentale. La diffusione della carie è legata al tipo di alimentazione. Essa è una malattia della civilizzazione, che oltre ad aver tolto ai denti gran parte della loro funzione (quella di triturare i cibi non cotti), ha spinto all’uso di sostanze ricche di zuccheri (farinacei, dolci) e povere di minerali e vitamine. Una controprova si è avuta durante la seconda guerra mondiale: prigionieri fortemente denutriti presentavano diminuzione della carie dentale proprio per deficienza di zuccheri contenuti nella loro dieta alimentare. E multo importante la durata della permanenza degli zuccheri in bocca: maggiore il tempo di permanenza, maggiore il danno. Praticamente, sono piú dannosi un confetto od una caramella succhiati a lungo che non una bibita anche molto zuccherata bevuta in fretta.

Saliva – Grande influenza esercita la saliva sulla formazione della carie dei denti. Quando per qualsiasi motivo la sua secrezione diminuisce o cessa del tutto aumenta il numero delle carie. L’asportazione delle ghiandole salivari comporta forse per un potere battericida del lisozima.

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