La moda nell’anno bisestile

La moda nell'anno bisestileE’ arrivato l’anno della scimmia e non ho niente a mettermivi. Come ci si veste in un anno che – secondo astrologi e indovini cinesi – promette soprattutto caos e conflitti? Però attenzione, avvertiva pochi giorni fa il South China Morning Post dopo averne interrogati a dozzine: sì, ci saranno fluttuazioni pesantissime dei mercati, scoppieranno bolle immobiliari e la politica internazionale sarà un pandemonio, ma da tanto caos nascerà un nuovo ordine.

Così, riecheggiando la massima sempre interessante del presidente Mao Zedong: «Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è dunque eccellente». In tempi di confusone bisogna tentare di individuare le regole del gioco. Noi lo facciamo guardando soprattutto alla moda: uno dei giochi più seri del mondo d’oggi.

A saperla leggere racconta non soltanto di estetica, ma di economia e geopolitica. Del soft power che un paese sa esprimere. La moda narra le società, la cultura dominarne e quelle disobbedienti: lo Zeitgeist, l’air du temps. In questi giorni ci sta raccontando come sia essa stessa un mondo violento, legato a bilanci e performance forse ormai insostenibili, mai visti “scoppiare” tanti direttori creativi allo stesso tempo, mai stato più difficile trovarne di nuovi che sappiano reggerne i ritmi. La moda ci parla di corpo e della sua rappresentazione. Del corpo femminile e maschile, di come sia sempre più forte la tentazione, almeno in parte del mondo occidentale, di ignorarne le differenze in nome di un’estetica agender.

Ma anche di quanto le donne siano libere o meno di decidere del loro corpo. Guardate i quattro bellissimi servizi di moda che vi proponiamo in questo numero (di Laura Bianchi, Roberta Rusconi e Milva Gigli guidate dal fashion director Letizia Schàtzinger).  La modestfashion è portato di molte cose: del gusto dei buyer mediorientali, sempre più decisivi in questo mercato, ma anche della stanchezza delle compratrici per un’estetica per troppi anni troppo facile.

Nuove icone stanno imponendo uno stile pudico più interessante. Ultimamente ha travolto però il mondo sereno di Barbie. Per 56 anni l’abbiamo conosciuta come bombshell, vita impossibilmente sottile e seni svettanti. Le bambine l’hanno adorata così. Ma i tempi cambiano anche per le icone bionde. E quando alla Mattel si sono resi conto di avere un problema non con le bambine d’oggi, ma con le loro mamme Millennial (che dai brand pretendono giustizia sociale e valori condivisibili) hanno dovuto prendere la decisione di ripensare Barbie. Darle complessità, facendola diversa, 33 volte diversa, tanti sono i nuovi modelli. Ma quelli davvero rivoluzionari sono la perite, insomma bassina, e la curvy, un po’ cicciottella. Così, per la prima volta, anche Barbie proverà la frustrazione di non riuscire a infilarsi in un paio di jeans troppo sldriny. Ed era giusto così.

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