L’arrivo su Cerere

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Dopo più di sette anni di viaggio, la sonda Dawn ha scattato al misterioso pianeta nano: la temperatura è gelida, il giorno dura poche ore e la superficie è cosparsa di strane macchie. Ma può esserci più acqua di tutta quella che abbiamo sulla terra.

Dal marzo scorso, quando ha raggiunto Cecere, la sonda Dawn non smette di sorprenderci: le immagini che invia mostrano i dettagli di una superficie strana e tormentata con formazioni geologiche mai viste prima: una gran quantità di macchie bianche di varie dimensioni. Dopo un viaggio di 7 anni e aver percorso 5 miliardi di chilometri, la piccola sonda della Nasa sta oggi orbitando attorno al più grande degli oggetti situati fra marte e Giove, la cosiddetta fascia degli asteroidi.

Scoperto nel 1801 dall’astronomo italiano Giuseppe piazzi, Cecere era stato in un primo tempo considerato un pianeta. Tale ipotesi venne però a cadere quando l’astronomo William hershel osservò che nel suo telescopio appariva come un punto di luce piuttosto che come un disco ben definito. Secondo Herschel ciò significava che l’oggetto era troppo piccolo per essere un pianeta: così, per descrivere il suo aspetto più simile a quello di una stella, coniò il termine “asteroide”, che è rimasto a designare tutti gli altri colpi simili scoperti in seguito nel sistema solare.

Un pizzico di sale inglese

A dispetto di Herschel, nel 2006 Cerere è stato “promosso” al rango di pianeta nano dall’Unione astronomica internazionale, e grazie a Dawn comincia a svelarci alcuni dei suoi segreti. Primo fra tutti, quello delle misteriose macchie: perlopiù presenti dentro i crateri da impatto, spiccano candide sul terreno circostante perchè riflettono il 50 per cento della luce solare. Un’attenta analisi dei dati raccolti dallo spettrometro italiano Vin installato a bordo della sonda Dawn, ha infatti consentito ad Andreas Nathues dell’Istituto Max Planck di Gottinga, in Germania, di spiegarne l’origine. Vin infatti, è un dispositivo che rileva come diverse lunghezze d’onda della luce vengano riflesse dalla superficie di un corpo celeste, consentendo così, attraverso un confronto con analoghi terrestri, di identificare i vari minerali. Nathues se ne è servito per studiare le due macchie più grandi e brillanti, che si trovano proprio al centro del cratere Occator, un bacino di 90 km di diametro scavato dalla caduta di un corpo celeste 78 milioni di anni fa. La conclusione del ricercatore è che le macchie siano fatte di un particolare tipo di sale, il solfato di magnesio, di cui una variante è nota sulla Terra come sale inglese, usato in medicina soprattutto come lassativo. Il solfato sarebbe il residuo lasciato dal ghiaccio d’acqua misto ai minerali presenti sotto la crosta che il “bombardamento” di altri piccoli asteroidi avrebbe fatto risalire in superficie.

Vagabondo nel cosmo

Ma se lo spettrometro ha consentito risolvere un mistero, ne ha proposto un altro. Vir, infatti, ha scoperto che su Cerere c’è anche dell’argilla, al cui interno è presente dell’ammoniaca: un composto che, secondo gli scienziati, non avrebbe mai potuto formarsi in una zona così vicina al Sole. «Ciò significa», spiega Maria Cristina De Sanctis, dell’Istituto di astrofisica spaziale e planetologia e responsabile scientifico dello strumento, «che Cerere deve essere almeno in parte costituito da materiale condensatosi a basse temperature, tipiche della gelida periferia del sistema solare». Gli astronomi avanzano in proposito due ipotesi: la prima è che questo corpo celeste abbia raccolto materiale proveniente dalle lontane orbite transnettuniane, dove l’ammoniaca ghiacciata è termicamente più stabile. La seconda, decisamente più intrigante, è che Cerere non si sia formato dove risiede oggi, ma sia nato ai confini del sistema solare nelle prime fasi evolutive, quando l’ammoniaca e l’azoto erano abbondanti. Si sarebbe poi avvicinato al Sole grazie agli effetti gravitazionali dei pianeti giganti, che lo avrebbero “sballottato” come una pallina da ping-pong. Questa scoperta è di straordinario interesse per gli astronomi perché potrebbe confermare l’ipotesi che ai primordi del sistema solare i pianeti siano migrati da una posizione all’altra fino a stabilizzarsi in quella attuale.

Ci si potrebbe vivere?

Gli scienziati considerano gli asteroidi un’importante fonte di materie prime, come vari tipi di minerali e soprattutto d’acqua, elemento indispensabile per le missioni spaziali dato che se ne possono ricavare idrogeno e ossigeno per il carburante dei razzi. Da questo punto di vista, Cerere potrebbe essere uno dei luoghi più adatti per la costruzione cli una base permanente. Stando alle stime, sotto la sua superficie potrebbe esserci più acqua ghiacciata cli tutta l’acqua dolce presente sulla Terra. Nonostante sia il più grande oggetto della fascia principale degli asteroidi, la sua gravità è meno del 3 per cento di quella terrestre, il che significa che il pianeta nano è privo di atmosfera. Se i futuri “minatori” spaziali dovessero andare a vivere su Cerere, dovrebbero dunque rassegnarsi a variazioni estreme di temperatura. Durante il giorno, che dura 9 ore terrestri, la temperatura non sale infatti oltre i -73 °C, mentre di notte scende fino a -143. Inoltre, essendo Cerere quasi tre volte più lontano dal Sole rispetto al nostro pianeta, esso apparirebbe come un disco tre volte più piccolo di quello che vediamo dalla Terra e con una luminosità del 15 per cento rispetto a quella cui siamo abituati.

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