L’arte e la musica brasiliana

L'arte e la musica brasilianaL’arte brasiliana

Le influenze portoghesi sono sensibilmente avvertibili nell’arte del Brasile, in modo particolare nelle forme di gusto classico che furono preferite dai maggiori civilizzatori della regione, i gesuiti, per il loro maggior senso di severità, sempre tuttavia in contrasto col barocchismo dominante nell’interno degli edifici sacri. Opere tra le piú importanti dell’architettura brasiliana sono nel sec. XVI i monasteri francescani di Olinda e di Parahiba ed i collegi gesuitici di S. Paolo, Rio de Janeiro, S. Salvador e Olinda.

Secolo di grande attività architettonica è però soprattutto il ‘700, epoca nella quale si affermano anche i primi grandi artisti locali; tra questi lo scultore Chagas della Bahía. A. Fr. Lisboa, scultore ed architetto come il meticcio V. de Fonseca y Silva. Particolare interesse rivela anche la pittura brasiliana; dell’opera del secentesco E. de Mattos Guerra quasi nulla è rimasto. Del secolo successivo sono J. J. da Rocha ed A. de Gusmilo ai quali si ricollegano tutti i maggiori artisti successivi. Il 1816 costituisce un anno fondamentale per lo sviluppo dell’arte brasiliana, in seguito all’invito rivolto da Giovanni VI ad una commissione di artisti francesi che svilupparono su nuove basi l’arte locale, sempre legata sinora alle forme portoghesi.

Si assiste cosi ad un’arte piú autonoma, distaccata dai modi del precedente periodo coloniale, in cui si affermano, accanto agli artisti stranieri operanti nella regione, i brasiliani M. de Araujo Porto-Alegre e J. Fleming de Almeida Iunior, quindi V. Meirelles de Lima e P. Americo de Figueiredo y Mello, per non citare che i maggiori pittori del secolo scorso. La scuola francese mostra la sua profonda influenza anche nella piú recente generazione di artisti; tra i pittori sarà sufficiente ricordare T. Do Amaral, L. Segali, Anita Malfatti. C. Portinari, J. Pancetti, mentre le altre arti — la scultura ancora legata alle tradizioni accademiche, l’architettura troppo pro-fondamente ispirata a forme di gusto internazionale — non presentano individualità di originale valore. Con la proclamazione della repubblica (1891) s’inizia la costruzione monumentale di molte città; quelle esistenti vengono arricchite di monumenti e sorgono scuole, accademie, ecc. Di grande importanza, sia per la sua concezione urbanistica, sia per l’apporto di artisti locali ed europei, delle piú moderne tendenze, la nuova capitale, Brasilia.

Musica brasiliana

Il folklore brasiliano, ricchissimo di canzonette e arie popolari, è la piú schietta manifestazione del vivo intuito musicale di questo popolo. La vita musicale iniziò durante il sec. XVI sotto l’opera di evangelizzazione del paese compiuta dai missionari gesuiti, che si servirono degli autos, o misteri religiosi, per la loro propaganda. Inoltre l’afflusso in Brasile di genti portoghesi, spagnole e di schiavi africani, portò con sè l’infiltrazione di arie popolari e di danze caratteristiche dei paesi d’origine, che durante gli anni si identificarono con l’ambiente, il clima e lo spirito brasiliano. Centro dell’insegnamento e dell’arte musicale fu Rio de Janeiro, dove dal canto popolare lusitano (fado) si sviluppò la classica modinha brasiliana. Il piú celebre musico del periodo coloniale fu J. M. Nunes Garcia, fra l’altro direttore del conservatorio che era stato dei gesuiti ed ispettore della musica della cappella reale; segue un folto numero di artisti e di esecutori insigni.

Con la proclamazione della repubblica si inizia nell’arte brasiliana un periodo di costante progresso, principalmente nella capitale, e a S. Paolo. Notevole è la fioritura di inni patriottici e guerreschi, quali l’Hymno Nacional di F. Manuel da Silva, l’Hymno da Republica di A. Leopoldo Miguez. L’arte brasiliana si svolge in seguito secondo due direttive distinte: una piú temperata, debole nella valorizzazione del colore locale e volta a tutto ciò che viene dall’Europa, rappresentata dagli italianizzanti e germanizzanti A. L. Miguez, A. C. Gomes, E. Oswaldo e F. Braga; l’altra molto piú estremista, sensibile ai richiami dell’animo popolare, sollecita ed ansiosa di fissare un carattere nazionale e fortemente drogato di esotismo alla musica brasiliana, rappresentata da A. Nepowuceno e dai fedeli seguaci Gl. Velasquez e B. Netto. Soprattutto nelle composizioni dei giovani, il cui caposcuola è H. Villa-Lobos, è evidente il ricco contributo della musicalità popolare, la cui nota dominante e l’inconfondibile carattere sono l’affettuosa malinconia e la sensibilità delicata.

Fra i Brasiliani oggi piú promettenti si segnalano ancora il Fernandez, il Carnago, il Guarnieri, nei quali i rapporti fra immaginazione, virtuosità e succo popolare completamente assimilato, si equilibrano. Fra i pianisti ascese a fama internazionale J. Vianna da Motta. Numerosi seguaci trovò anche la scuola dodecafonica, introdotta in B. dal tedesco H. J. Koellreutter, al quale si deve anche la fondazione a Rio de Janeiro del Gruppo musica viva e di una scuola di musica a S. Paolo. Le piú importanti orchestre stabili del B. sono la Sinfonica brasiliana, quella del teatro Municipale a S. Paolo e l’orchestra Sinfonica a Recife. Fra le istituzioni didattiche sono: la Escola Nacional de Musica di Rio, il conservatorio brasiliano, il conservatorio nazionale di canto, il conservatorio Dramatico y Musical di S. Paolo e, di piú recente data, l’Academia Paulista de Musica, mentre in campo musicologo va segnalato il Centro de Pesquisas Folclòricas. Mentre ben poco rimane della musica autoctona de-gli Indios (se ne conoscono pochi strumenti e poche danze caratteristiche di cui solo da poco tempo è iniziato lo studio), la musica popolare è tra le piú ricche dell’America latina.

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