Quali sono i rischi della dieta a zona?

Quali sono i rischi della dieta a zona?Desiderosi di perdere qualche kg, consultiamo riviste specializzate o direttamente il web per capire qual’è l’approccio alimentare più indicato: cosa scegliere? Oggi vi parliamo di una delle diete più famose al mondo.

Rischi e pericoli della dieta a zona, panoramica

A 2016 ormai inoltrato riuscire a districarsi nel mondo dei diversi modi per dimagrire sta diventando sempre più difficile. Certo esistono filosofie alimentari piuttosto bislacche che diventano famose solo grazie a qualche star di Hollywood che le pubblicizza, ma altre invece sono notissime in tutto il pianeta. Tra queste ultime si trova la chiaccheratissima dieta a zona: di cosa si tratta, esattamente? Dunque, la dieta a zona fu inventata nel 1995 da Barry Sears, un biochimico che mise a frutto le sue conoscenze scientifiche per ideare un regime di nutrizione che permettesse di dimagrire senza dover soffrire troppo la fame. Senza farvela troppo lunga – i principi su cui si basa sono piuttosto complicati – il segreto era contenuto nelle percentuali: in praticamente ogni pasto è necessario che il rapporto tra le calorie offerte da carboidrati, proteine e grassi debba essere necessariamente 40% – 30% e 30%. Inoltre, no ai digiuni prolungati – spuntini almeno ogni 5 ore – e bisogna prediligere il consumo di cibi a basso indice glicemico: effettivamente nelle fasi iniziali sono tutti molto soddisfatti. Ma esistono rischi e pericoli della dieta a zona che potrebbero spingerci a non intraprendere questa strada per perdere peso?

Un sistema decisamente complesso, a lungo andare

Tranquillizziamo innanzitutto i lettori: a conti fatti – se si gode di buona salute – i rischi e pericoli della dieta a zona sono praticamente irrilevanti. Ci sono però delle altre cose da dire che sebbene non mettano direttamente a rischio la salute delle persone sono comunque importanti da sapere. La dieta a zona è una dieta piuttosto equilibrata che oltre a provocare nell’immediato una buona perdita di peso riesce anche a ridurre il rischio cardiovascolare o quello legato allo sviluppo di un diabete di tipo 2, e su questo non ci piove. Ma molti “zonisti” dopo un po’ di tempo che si trovano a regime iniziano a sviluppare un po’ di difficoltà: in questo approccio alimentare infatti è necessario calcolare in modo estremamente preciso tutte le percentuali inerenti a ciò che si ingerisce. Se sull’onda dell’entusiasmo dei primi mesi questo non rappresenta un problema, dopo un po’ – inevitabilmente – ci si rilassa e si tende a sgarrare via via sempre di più. Inoltre l’indice glicemico è un parametro decisamente troppo poco flessibile: nella realtà del mondo, i cibi hanno un indice glicemico estremamente variabile a seconda di vari fattori, come ad esempio il grado di maturazione, la tipologia, la cottura ecc. Riuscire dunque a ridurre tutto a dei meri calcoli matematici è un’approssimazione che può andare bene fino a un certo punto: la redazione dunque vi suggerisce pure di seguire questo approccio alimentare, ma dopo un po’ di tempo magari di fissare una visita con un nutrizionista in modo che possa aggiustare la dieta nel modo giusto per voi.

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