Storia della coppetta mestruale

La storia della coppetta mestruale

L’antenato della coppetta è il “sacco catameniale”, di cui abbiamo un disegno datato 1867: era una specie di sacchetto da inserire in vagina, collegato, tramite un filo, a una cintura che la donna allacciava in vita. L’insieme appare, però, piuttosto scomodo e, in realtà, non si sa se il sacco catameniale sia mai stato realizzato e messo in commercio. Anche se alcuni brevetti precedenti potrebbero contenderle il primato, la storia della coppetta moderna inizia ufficialmente con quella brevettata nel 1937 dall’attrice americana Leona Chalmers, in tutto simile alle coppe ora in commercio, tranne che per il materiale: è di gomma vulcanizzata. La coppetta mestruale stenterà a prendere piede fino agli anni Ottanta, nei quali viene lanciato il Keeper, una coppetta tuttora prodotta, realizzata in lattice.

Le attuali coppette in materiale anallergico (silicone, TPE) ne rappresentano il perfezionamento e l’evoluzione. Fin dall’inizio del suo affacciarsi sul mercato, tra le perplessità legate all’uso della coppetta vi è sempre stato il fatto che si trattasse di uno strumento riutilizzabile e non monouso. Infatti, fin dai primi tempi, sono state anche proposte coppette usa-e-getta, tuttora prodotte da alcune aziende. Superata, però, l’iniziale diffidenza, molte delle donne che hanno provato questo strumento si sono dichiarate perfettamente soddisfatte. In rete si possono trovare diverse testimonianze entusiastiche delle utilizzatrici, riunite in topic nei forum, in videorecensioni, in post su appositi gruppi nei social network. L’impressione generale che se ne ricava è che, una volta sperimentato questo strumento, difficilmente si.sia disposti a tornare indietro ai tradizionali assorbenti esterni o interni.

La storia degli assorbenti: dall’antichità fino alla coppetta vaginale

Una vera esperta di coppette è Lara Alexandra Babitcheff, titolare di un blog e di uno store online dedicati alla gestione ecologica delle mestruazioni, che vedono naturalmente la coppetta mesti uale come protagonista. Lara ci parla del cambiamento di prospettiva avvenuto nel cono del tempo: «Ho compreso con il tempo che la coppetta non è solo una soluzione ecologica per il ciclo mestruale, ma permetteva alle donne di vivere meglio e in maniera più spensierata il periodo delle mestruazioni. Ho deciso, quindi, di aprire un blog per trasmettere quest’idea, dato che della coppetta mestruale si parlava generalmente come di un’innovazione per la tutela dell’ambiente, quasi un sacrificio da dover affrontare in nome dell’ecologia; io pensai di parlare invece soprattutto del comfort e anche del lato più frivolo come, per esempio, i colori o i disegni sui sacchetti. È così che, in seguito, è nata l’idea per il mio negozio online, indirizzato sì all’ecologia e alla sostenibilità, ma anche alla libertà e al benessere della donna».

Non è facile tratteggiare la storia degli assorbenti, per via delle scarse testimonianze a nostra disposizione, ma alcuni studiosi ci hanno provato. La storia del tampone si fa risalire addirittura all’antico Egitto: il papiro Ebers (1550 a. C. circa) ne attesta, però, l’uso non per assorbire il flusso mestruale, ma come metodo anticoncezionale. Le antiche romane usavano bende di tessuto e tamponi di lana soffice. Nel Giappone antico le donne adoperavano, invece, tamponi di carta fissati al corpo con uno specifico bendaggio. Per tantissimo tempo e fino alla metà del Novecento (cominciamo ad avere notizie più precise a partire dall’Ottocento) il metodo più usato furono, però, semplici pezze da sostituire e lavare, sostenute da elastici o cinture, oppure fissate alla biancheria intima o ad apposite guaine con spille, bottoni, laccetti annodati. Per evitare di macchiare i vestiti, alcune donne adoperavano anche un’ulteriore protezione, il cosiddetto «grembiule sanitario», spesso di materiale impermeabilizzato. Ma erano in tante a non potersi economicamente permettere tutti questi strumenti: molte donne delle classi umili erano quindi costrette a non adoperare alcuna protezione.

Nel corso della sua attività di blogger ed e-shopper a Lara capita spesso di rispondere ai dubbi più frequenti al riguardo: «Molte donne hanno paura che la coppetta mestruale sia scomoda o che si possa perdere nel corpo, inoltre spesso hanno tintori riguardo all’igiene e alla pulizia, dato che sono abituate agli assorbenti usa e getta. Le più informate invece hanno dubbi più specifici, per esempio riguardo al tipo di coppetta più adatto alla propria conformazione fisica. Molte donne vogliono provare la coppetta per motivi ecologici, ma tantissime sono attirate dalla lunga autonomia (si può arrivare fino a un massimo di 12 ore a seconda del proprio flusso, anche se è consigliabile svuotarla più frequentemente) e dalla comodità di cui sentono parlare sul web o dalle amiche che già la utilizzano».

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