Alimentazione

Oliviero: il torrone dal 1910

A Natale manca ancora un po’ di tempo, ma per i suoi amanti non si è mai troppo in anticipo per parlarne. E se si dice Natale, si dice torrone, tipico dolcetto che assolutamente non può mancare nelle tavole di italiani (ma non solo) durante le feste o più genericamente durante tutto l’inverno. Ma come viene preparato questo simpatico e particolare dolce?

Torrone?Profumo di feste

Quando si pensa al Natale e ai dolci a questa festa inerenti, vengono in mente in primo luogo Panettone o Pandoro, e l’eterna battaglia che divide i consumatori i quali preferiscono uno piuttosto che l’altro. Ma c’è una fetta anche molto importante di popolazione che a questi due, invece, preferisce qualcos’altro: il torrone. Un dolce dalla storia molto lunga e incerta, che potrebbe venire dall’Oriente e poi essere stato importato in Europa e in Italia. E noi italiani sappiamo di volerci sempre specializzare, al punto che ogni regione ha fatto proprio il torrone con particolari caratteristiche.

Di fatto, non ci sono delle vere e proprie ricette – visto che si parla di più specialità – ma potremmo dire che quella più famosa è la variante di Cremona. Ad ogni modo qualsiasi sia la provenienza tutti hanno una base comune: miele, zucchero e bianco d’uovo. Poi si possono farcire con nocciole, pistacchi, agrumi e chi più ne ha più ne metta. Anche la cottura varia a località a località.

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Probabilmente, comunque, ciò che serve per creare il miglior torrone lo sanno solamente gli addetti ai lavori, ma comunque se siete interessati eccovi una piccola lista con le varianti italiane più conosciute.

  • Cremona. Come detto è la più nota, e consiste in una barra di varie dimensioni con la base già detta sopra farcita con mandorle e nocciole tostate e ricoperta di ostie bianche. Si dice che fu preparato per la prima volta per il matrimonio di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, duchi di Milano.
  • Bagnara. Si parla di un torrone spezzato, infatti sono presenti mandorle, cannella e chiodi di garofano ed è presente o con una copertura di cacao o con della glassa di zucchero.
  • Sardegna. La Sardegna è un’isola piena di tradizioni, e il torrone è una di queste. La sua variante toglie le spezie e aggiunge gli agrumi, donando al torrone un colore ambrato. Inoltre nell’impasto non c’è lo zucchero, solo bianco d’uovo e miele.
  • L’Aquila. La variante abruzzese invece aggiunge un ingrediente all’impasto, ovvero il cacao. È un torrone molto morbido, una stecca spugnosa, color cioccolato e farcita con delle nocciole.
  • Sicilia. Potevamo non citare la Sicilia? In questo caso il suo torrone si deve alla dominazione araba dell’isola che vuole una lavorazione a mano la quale porta una barra croccante con mandorle ben dure. Altre varianti vedono il pistacchio, agrumi e frutta candita.

Momento saliente

Per ognuna di queste tradizioni, la cottura è forse il momento più delicato e fondamentale. Per cuocere il torrone è necessaria una temperatura di circa 158 gradi, per poi essere tolto dal fuoco pochi minuti in modo da abbassare naturalmente e lentamente la temperatura. Questi pochi minuti, tuttavia, sono i punti più salienti della preparazione perché proprio in questo breve lasso di tempo vengono aggiunti gli albumi montati e si inizia a mescolare finché il tutto non diviene denso – ovvero quando lo zucchero si raffredda. Poi si aggiunge la frutta secca (nocciole, mandorle…) e si versa negli stampi, lasciando riposare per un giorno.

In base a quante ore è stato cotto dipende anche la durezza del torrone, che come detto varia in base alla regione di produzione. Ad ogni modo, se avete già voglia di torrone perché non ne potete fare a meno in ogni periodo dell’anno – e comunque tra poco è Halloween quindi ogni dolcetto vale – potreste andare sul sito https://www.gmfoliviero.it/ dove potete trovare oltre alle varianti italiane anche delle torte di torrone, oltre a varietà di dolci artigianali come praline e croccanti, tutti all’insegna della qualità.

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